Perché Russia e Ucraina non riescono a fermare la guerra
Dopo anni di guerra, perché non sedersi a un tavolo, accettare entrambi qualcosa e rinunciare entrambi a qualcosa?
Di fronte alle immagini di una città bombardata, è difficile non chiederselo. Un accordo imperfetto sembra comunque preferibile a un altro anno di morti. Ma proviamo a immaginare il giorno dopo la firma: gli eserciti si fermano, i bombardamenti cessano. Che cosa impedisce alla guerra di ricominciare?
A un tavolo si sono già seduti. La difficoltà è trovare condizioni che entrambi siano disposti ad accettare: chi firma valuta ciò a cui rinuncia oggi e quanto sarà al sicuro domani. Un accordo che lo lasci più vulnerabile può sembrargli meno conveniente che continuare a combattere.
Il futuro su cui non c’è accordo.
La frattura precede l’invasione su larga scala. Dopo la fine dell’Unione Sovietica, l’Ucraina è diventata indipendente, mentre Mosca ha cercato di conservarvi un’influenza decisiva. L’avvicinamento di Kyiv all’Europa ha acuito il contrasto. Nel 2014 la Russia ha occupato la Crimea, penisola ucraina sul Mar Nero, proclamandone l’annessione, e ha sostenuto i separatisti nel Donbas, nell’est del Paese. Nel 2022 ha lanciato l’invasione su larga scala di uno Stato indipendente.
Per l’Ucraina, quindi, la posta in gioco è poter continuare a decidere del proprio futuro: con quali Paesi allearsi e come difendersi. Il Cremlino vuole invece un’Ucraina fuori dalla NATO, l’alleanza militare che comprende gli Stati Uniti e numerosi Paesi europei. Putin ha ribadito questo obiettivo anche nei suoi interventi più recenti.
Le richieste russe vanno oltre. Nella proposta presentata ai negoziati del 2025, Mosca chiedeva il riconoscimento della Crimea e di altre quattro regioni ucraine come territori russi, insieme a limiti alle dimensioni e agli armamenti dell’esercito ucraino. Il disaccordo riguarda dunque anche la forza e l’autonomia che avrebbe l’Ucraina dopo la guerra.
Che cosa significa rinunciare a qualcosa.
Vista da lontano, una soluzione può sembrare una linea da tracciare sulla mappa. Ma spostare quella linea significa decidere chi governerà intere città, quali leggi dovranno seguire i loro abitanti e se chi è fuggito potrà tornare. Una concessione territoriale può inoltre comportare la perdita di posizioni dalle quali difendere il resto del Paese.
Anche trovando un compromesso sui territori, resterebbe quindi una domanda concreta: se la Russia attaccasse di nuovo, chi aiuterebbe l’Ucraina, con quali mezzi e in quanto tempo? È questo il senso delle garanzie di sicurezza richieste da Kyiv. Servono impegni abbastanza precisi e credibili da rendere un nuovo attacco meno probabile e permettere di affrontarlo se avvenisse.
Si capisce allora perché lo scambio sia difficile: chiedere a Kyiv di rinunciare a parte del territorio e, insieme, di ridurre la propria difesa può significare chiederle di rischiare un altro attacco in condizioni peggiori. Mosca dovrebbe invece accettare un’Ucraina che conserva la capacità di difendersi e legami militari con l’Occidente.
Conta anche ciò che ciascuno pensa di poter ottenere aspettando. Se il Cremlino ritiene di poter conquistare altro territorio o di vedere diminuire gli aiuti a Kyiv, ha meno incentivi a ridurre le proprie richieste. Se l’Ucraina pensa che resistere possa evitarle condizioni peggiori, continuerà a farlo. Una guerra può prolungarsi anche perché chi la combatte sopravvaluta ciò che il tempo gli porterà.
Chi può avvicinare un accordo.
Queste aspettative dipendono anche da decisioni prese lontano dal fronte. Gli Stati Uniti e i Paesi europei, attraverso armi e finanziamenti, influiscono sulla capacità ucraina di resistere. Con le sanzioni cercano invece di aumentare il costo della guerra per la Russia. E possono contribuire alla protezione dell’Ucraina dopo un’intesa.
Il loro peso nei negoziati nasce da qui. Un sostegno affidabile può rendere meno conveniente per Mosca aspettare che Kyiv ceda. Una protezione credibile per il futuro può aiutare l’Ucraina ad accettare un compromesso. Ridurre gli aiuti potrebbe spingerla a concessioni, ma anche indebolire la sua capacità di difendersi se l’accordo venisse violato.
La Cina può influire dall’altro lato. Acquista energia russa e vende a Mosca macchinari e componenti, compresi prodotti utilizzabili anche dall’industria militare. Questi rapporti contribuiscono a sostenere l’economia russa: Pechino potrebbe usarli anche per fare pressione.
La Cina sostiene ufficialmente il dialogo e una soluzione politica del conflitto. Potrebbe, per esempio, legare alcune forme di cooperazione economica a passi concreti verso un accordo. Ma farlo significherebbe usare il proprio peso anche a costo di incrinare il rapporto con Mosca. La possibilità di influenzare la Russia non equivale alla volontà di esercitare tutta la pressione disponibile.
Quando smettere di sparare diventa pace.
Anche se queste pressioni avvicinassero le parti, resterebbe da chiarire quale risultato si vuole ottenere. Una tregua interrompe i combattimenti e può salvare vite subito. Non risolve necessariamente il disaccordo sui territori o sulla sicurezza.
Gli eserciti potrebbero fermarsi lungo una linea senza che l’Ucraina la riconosca come un nuovo confine. Se questa situazione durasse a lungo, si parlerebbe di conflitto congelato: i combattimenti si fermano o si riducono, ma la disputa resta aperta. Un accordo sui territori potrebbe risolvere la questione dei confini, senza garantire da solo una pace stabile.
Per far durare la pace occorrerebbe anche stabilire chi controlla il rispetto degli impegni e che cosa accade se vengono violati. Chi deve tornare a casa o ricostruire un’attività ha bisogno di poter contare su quella sicurezza. Una tregua può essere il primo passo; renderla duratura è il lavoro successivo.
La domanda iniziale resta legittima: perché non accettare entrambi qualcosa e rinunciare entrambi a qualcosa? Perché bisogna trovare un accordo che ciascuno consideri preferibile a continuare la guerra, e abbastanza solido da poterci costruire un futuro. Per Kyiv significa sopravvivere come Paese indipendente; per Mosca, accettare limiti alle proprie pretese.
Sedersi a un tavolo è necessario. Il risultato decisivo è permettere a chi smette di combattere di non dover vivere nell’attesa della prossima guerra.
Fonti:
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Reuters, 2 Giugno 2025. Russia and Ukraine talk about peace, but are still far apart.
https://www.reuters.com/world/europe/russia-ukraine-talk-about-peace-are-still-far-apart-2025-06-02/ -
Chatham House. Ukraine–Russia relations.
https://www.chathamhouse.org/2021/11/ukraine-russia-relations -
Reuters Connect, 1 ottobre 2026. Putin says Russia would prefer to end the conflict in Ukraine via talks.
https://www.reutersconnect.com/item/putin-says-russia-would-prefer-to-end-the-conflict-in-ukraine-via-talks/dGFnOnJldXRlcnMuY29tLDIwMjY6bmV3c21sX1ZBNjkwOTAxMTAyMDI2UlAx -
Presidenza dell’Ucraina, 22 Agosto 2025. Security Guarantees, Defense Support, and Diplomatic Efforts to Achieve Peace.
https://www.president.gov.ua/en/news/garantiyi-bezpeki-oboronna-pidtrimka-ta-diplomatichna-robota-99677 -
Consiglio europeo, 18 Giugno 2026. European Council conclusions on Ukraine and on European defence and security.
https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/06/18/european-council-conclusions-on-ukraine-and-on-european-defence-and-security/ -
MERICS. China–Russia Dashboard: Facts and figures on a special relationship.
https://merics.org/en/china-russia-dashboard-facts-and-figures-special-relationship -
Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, 24 Febbraio 2023. China’s Position on the Political Settlement of the Ukraine Crisis.
https://www.mfa.gov.cn/eng/zy/gb/202405/t20240531_11367485.html