Machiavelli è considerato un diplomatico, Segretario della cancelleria, scrittore e osservatore della frammentaria situazione degli Staterelli dell’Italia di inizio ‘500. A distanza di cinque secoli il pensiero e le idee machiavelliane continuano a offrire una lettura utile alla luce delle mutate contingenze internazionali, crisi economiche e trasformazioni tecnologiche.
Partendo da questo quadro, la leadership di Putin mostra un elemento chiave: oltre ad aver acquisito il potere, è stato abile nel conservarlo nel corso degli anni, mettendo in atto così parte dei meccanismi politici descritti nell’opera De Principatibus (Il Principe), il suo più grande successo. Ovviamente nel contesto delle democrazie contemporanee non è politicamente possibile conservare il potere tanto a lungo, essendo uno degli aspetti precipui che separano le democrazie dai regimi autoritari. In questo saggio non si vuole porre l’accento sulla bravura nel consolidare il potere interno, bensì piuttosto sull’efficacia della comunicazione politica del leader russo, attraverso la quale viene proiettata un’immagine di forza e di supremazia strategica, suscitando non poche preoccupazioni ai suoi vicini, in particolare agli Stati Membri dell’Unione Europea.
Nessuno obietta la dimensione del potere russo da una prospettiva territoriale, che appare piuttosto scontata e la cui grandezza tende ad essere abbinata anche al suo potere politico, economico e militare.
Ma quanto è realmente potente la Russia rispetto all’immagine che spesso ne offrono media e dibattito pubblico? In che misura si riflette il pensiero di Machiavelli in questa circostanza? E come può l’UE (e gli Stati membri singolarmente) prendere spunto dal pensiero del politologo sopra menzionato, in guisa tale da accrescere in modo strategico il proprio bacino di influenza geopolitica senza dover necessariamente ricorrere ad un aumento delle spese militari?
Nel capitolo XVIII del Principe dedicato alla fede, nel quale Machiavelli sostiene l’importanza dell’apparire, è contenuto il passaggio nevralgico per rispondere a questi interrogativi in maniera netta. Egli infatti scrive: “A uno principe adunque non è necessario avere in fatto tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. Anzi, ardirò dire questo, che avendole e osservandole sempre, sono dannose; e parendo di averle, sono utili.”¹ E poi continua, aggiungendo: “perché gli uomini indicano più agli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sei, e quelli pochi non ardiscono all’opinione di molti.”2
Dando un’interpretazione di questo estratto del Principe qui si riflette una dinamica riconducibile al comportamento della Russia negli ultimi anni in particolare nel contesto dell’offensiva su larga scala nei confronti di Kiev. A testimonianza di ciò la sicurezza e concisione delle dichiarazioni di Putin caratterizzate da tono assertivo, contribuiscono a costruire un’immagine di supremazia strategica del Cremlino. Tale rappresentazione incide sulle percezioni dei partner Europei che reagiscono spesso sollevando ampie preoccupazioni, mostrando incapacità politica e nel prendere una decisione unitaria, netta e coesa. Questo clima di incertezza permette a Putin di rafforzare la propria posizione geopolitica anche attraverso la gestione della percezione.
Allo stesso modo, se si volge uno sguardo sull’offensiva del Cremlino in Ucraina, giova rammentare che la Russia non acquisisce da mesi alcun territorio, anzi ne ha perduto una parte, questo lascia presagire un allontanamento dal fine ultimo, inizialmente dichiarato da Putin. La guerra diventa così sempre più logorante e onerosa non solo dal punto di vista economico (dato che le finanze sono sempre più corrose per il sostentamento dell’esercito a scapito delle politiche di welfare), ma anche da quello delle vite umane.
Sun Tzu, autore de “L’arte della guerra”, oggi potrebbe sostenere che Mosca sta perdendo la guerra (o che forse l’ha già persa). Infatti nel capitolo II dell’opera scrive: “quando impegnate i vostri uomini in conflitti di lunga durata le loro armi perdono il filo e il loro ardore cala.”3 Viene dunque evidenziato come nelle campagne militari troppo prolungate il costo del successo supera il valore del risultato. Difatti la guerra in Ucraina ha ormai da pochissimi mesi superato la durata della prima guerra mondiale.
Tenendo in considerazione qualche fonte ufficiale, l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) evidenzia come, a partire dal 2022, il Cremlino abbia limitato la diffusione di gran parte dei dati economici e statistici. Tale scelta sembra rispondere all’esigenza di preservare un margine di opacità sulle effettive condizioni del Paese, evitando così di offrire agli altri attori internazionali una piena visibilità delle proprie vulnerabilità, allo stesso tempo mantenendo intatta l’immagine di forza e stabilità che Mosca intende proiettare.
Cosa è possibile trarre da tutto ciò? Una prima riflessione concerne la straordinaria attualità di alcune opere del passato, tra cui Il Principe, che a distanza di cinquecento anni continua a offrire strumenti interpretativi in chiave di politica contemporanea, testimoniando come nonostante le trasformazioni economiche, politiche, sociali e tecnologiche, la capacità dei leader di influenzare la percezione della realtà da parte dell’opinione pubblica rimanga un elemento centrale dell’esercizio del potere.
Citando infine il capitolo XXIV del capolavoro Machiavelliano, l’autore scriveva: “Filippo il Macedone (…), quello che fu battuto da Tito Quinto, aveva uno Stato piccolo rispetto a quello dei Romani e Greci che lo aggredirono. Tuttavia essendo un buon militare e sapendo come gestire il popolo e trattare con i grandi riuscì a conservare il suo regno anche se alla fine perse qualche città.”4
Attraverso questo esempio, Machiavelli mostra come la sopravvivenza di uno Stato non dipenda tanto dalle estensioni territoriali o dalla disponibilità di mezzi militari, ma soprattutto dalla solidità istituzionale, dalla classe dirigenziale e dalla capacità di trasmettere un’immagine di credibilità e determinazione.
In questa prospettiva gli Stati membri e l’UE nel suo complesso, se desiderassero accrescere il loro peso geopolitico ancor prima di incrementare i fondi destinati alla spesa militare, dovrebbero perseguire una maggiore coesione politica e una più efficace proiezione strategica verso l’esterno attraverso dichiarazioni assertive e messaggi decisi con l’obiettivo di essere percepiti imperterriti e stoici, basandosi su quanto Machiavelli scriveva nella sua opera principale nel ‘500.
Note 1 Machiavelli Niccolò, “De Principatibus”, cap. XVIII
2 Ibidem
3 Tzu Sun, “L’arte della guerra”, cap. II
4 Machiavelli Niccolò, De Principatibus, cap. XXIV
SITOGRAFIA:
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/russia-spinta-inattesa-per-leconomia-238026#:~:text=Le%20previsioni%20per%20il%202026,di%20manodopera%20e%20l’inflazione.
https://www.geopolitika.it/il-pensiero-di-machiavelli-e-la-sua-attualita-nel-mondo-di-oggi-perche-il-principe-parla-ancora-al-xxi-secolo/
https://www.mori.bz.it/exmeislibris/Machiavelli%20-%2011%20Principe.pdf
https://www.mori.bz.it/Strategia/Sun%20Tzu%20-%20L’arte%20dellaguerra.pdf
https://www.laciviltacattolica.it/articolo/il-principe-di-machiavelli/
https://www.treccani.it/enciclopedia/niccolo-machiavelli (Enciclopedia-dei-ragazzi)/